« Piero Parini ha salvato me, la mia famiglia, il mio gruppo ebraico. Quello che noi abbiamo potuto fare di poco o di tanto per meritarci di respirare l'aura di libertà che respiriamo, è dovuto a Piero Parini. »

(L'avvocato Del Vecchio durante la sua testimonianza al processo intentato contro Parini)

sabato 1 aprile 2017

Piero Parini
Milano, 13 novembre 1894 – Atene, 23 agosto 1993

Piero Parini, figlio di un ispettore delle ferrovie, combatté nella Grande Guerra come ufficiale pilota in una squadriglia che contava un altro aviatore celebre, Gabriele D'Annunzio, che seguirà nell'impresa di Fiume. Aderì fin dall'inizio alle Squadre d'azione fasciste e, come redattore per la cronaca estera del Popolo d'Italia, fu anche inviato a Ginevra presso la Società delle Nazioni.
Parini, in possesso di una buona conoscenza della lingua francese e forte dell'esperienza di numerosi viaggi in Jugoslavia e Grecia, fu avviato alla carriera diplomatica dal sottosegretario agli Esteri Dino Grandi: nel 1927 fu nominato console d'Italia ad Aleppo, in Siria.
Nel 1929 venne nominato Segretario generale dei Fasci all'Estero, nel 1930 Direttore generale degli Italiani all'estero e scuole, e Console generale di 1ª Classe. Nell'agosto 1932 è nominato Ministro plenipotenziario ed assume anche la direzione generale del Lavoro italiano all'estero, patrocinando negli anni successivi la costruzione in Italia di alcune colonie per l'infanzia riservate ai figli degli italiani residenti all'estero.
All'inizio della Guerra d'Etiopia nel 1936, decise di riunire i volontari Italiani provenienti dall’estero in un unico reparto (di cui circa un migliaio di italo-americani). Nacque così la 221ª Legione CC.NN. "Fasci italiani all'estero" inquadrata nella 6ª Divisione CC.NN. "Tevere" al comando del generale Enrico Boscardi. Nel gennaio 1936 la Tevere fu concentrata a Mogadiscio dove completò l'addestramento. Col grado di console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, Parini guidò la 221° alla conquista di Dire Daua il 7 luglio. Durante la Guerra d'Etiopia fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Nel 1941, in seguito all'occupazione della Grecia, fu nominato commissario civile per le Isole Jonie fino alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943.
Rientrato avventurosamente in Italia aderì alla Repubblica Sociale Italiana e il 15 ottobre 1943 Piero Parini accettò la carica di podestà di Milano. Il 2 aprile 1944, per risanare le esauste casse comunali, lanciò una sottoscrizione per un prestito pubblico denominata “Città di Milano” ma, ancora oggi, ricordato in Milano come “prestito Parini”; la somma stabilita di 1 miliardo di lire fu rapidamente coperta con il concorso popolare e il Comune di Milano incassò 1.056.000.000 lire. Il CLNAI tentò di boicottare l'iniziativa, dichiarando che non sarebbe stato riconosciuto nulla ai sottoscrittori né agli istituti bancari successivamente alla caduta del fascismo, ma, alla fine della guerra, la legittimità del prestito fu riconosciuta sia dagli Alleati sia dalla nuova amministrazione comunale milanese costituita dal CLN stesso.
Il 15 gennaio 1944 fu nominato capo della Provincia di Milano e insieme al commissario federale Vincenzo Costa creò 10 grandi refettori (denominati "Mense comuni") sparsi in tutta la città in grado di fornire a prezzi irrisori circa 50.000 pasti caldi al giorno.


LE MENSE PUBBLICHE CREATE DA PIERO PARINO

Sotto la protezione di Parini un gruppo di ebrei facenti capo all’avvocato Del Vecchio visse nascosto nel palazzo della prefettura.
Il 7 agosto 1944 un attentato, in viale Abruzzi, provocò numerose vittime tra i civili e nessuna vittima tra i tedeschi: ciononostante la reazione tedesca fu immediata e violenta, con la decisione di fucilare in Piazzale Loreto per rappresaglia 15 antifascisti prelevati dal San Vittore con un plotone composto da militi della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, con ciò coinvolgendo direttamente il fascismo milanese. Parini, già su posizioni di critica, contrario alla rappresaglia, rassegnò le dimissioni nel tentativo di rinsaldare la coesione delle forze moderat. La carica passò al nuovo capo della provincia Mario Bassi.
Trascorse gli ultimi mesi di guerra come un privato cittadino, evitando di farsi coinvolgere dalla politica.
Dopo un infruttuoso tentativo di passare in Svizzera, fu processato davanti alla Corte d’assise straordinaria per collaborazionismo. Il processo si svolse nell’estate 1945. Parini fu difeso dall’ avvocato Del Vecchio che diede vita ad un'appassiona orazione:
« Piero Parini ha salvato me, la mia famiglia, il mio gruppo ebraico. Quello che noi abbiamo potuto fare di poco o di tanto per meritarci di respirare l'aura di libertà che respiriamo, è dovuto a Piero Parini. »
(L'avvocato Leone Del Vecchio durante la sua testimonianza al processo intentato contro Parini)
Ma nonostante ciò fu condannato a 12 anni - di cui 5 condonati - per "legittima presunzione di reato" avendo ricoperto importanti incarichi nella Repubblica Sociale Italiana. Nel corso del processo Riccardo Lombardi, che membro del CLNAI era stato nominato prefetto di Milano, testimoniò a favore di Parini:
« Attraverso informazioni serie pervenute agli elementi del CLNAI risultò che il Parini aveva subordinato l'accettazione della carica all'impegno dello pseudo governo di desistere dalla politica delle esecuzioni per rappresaglia e che si sforzava, mettendovi molto impegno, ad ottenere che l'autorità di polizia fosse esercitata effettivamente dallo pseudo governo italiano, anziché dai tedeschi. Mi risultano accertati durante l'esercizio della sua carica di prefetto numerosi interventi per evitare processi gravi, esecuzioni e per attenuare la posizione di molti antifascisti caduti in mano al nemico »
(Riccardo Lombardi durante la sua testimonianza dell'8 giugno 1945 al processo intentato contro Parini)
Fu scarcerato nel 1946 in seguito all’amnistia Togliatti. Riparò quindi in America Latina, prima in Argentina e poi in Brasile, lavorando nel campo delle condutture per gas liquido in qualità di dirigente industriale. Nel frattempo, un nuovo processo intentatogli nel 1946 dalla Corte di assise straordinaria di Varese lo condannò nuovamente a tre anni di carcere subito condonati.
Pur ritornando spesso a Milano, trascorse gli ultimi anni ad Atene con la moglie Melpomene, in una casa nei pressi del Partenone.

MILANO 1944
Piero Parini con Francesco Colombo
comandante della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti

MILANO MARZO 1944
PIERO PARINI CON RENATO RICCI COMANDATE DELLA G.N.R.

Il 23 agosto del 1993 scompariva, all’età di 99 anni, Piero Parini, fascista della prima ora, prefetto, importante esponente della Repubblica Sociale Italiana, grandissimo organizzatore delle mense popolari e della sottoscrizione per la Rsi che ebbe vasto successo. Milanese, dopo la guerra fu anche consigliere comunale per il Movimento Sociale Italiano, ma in seguito preferì trasferirsi in Grecia con la moglie Melpomene, dove morì. Una vita lunga e intensa, tutta dedicata all’Italia. Di Parini non si conserva molta memoria oggi, ma la sua figura merita di essere ricordata per i gesti generosi che compì in quella temperie terribile. Giovanissimo, partecipò come pilota alla Grande Guerra insieme con Gabriele D’Annunzio, che seguì nell’impresa di Fiume. Dopo la guerre aderì alle Squadre d’azione fasciste e iniziò a collaborare per la redazione esteri del Popolo d’Italia, per la quale compì viaggi in tutta Europa. Successivamente intraprese la carriera diplomatica. Nel 1932 fu nominato ministro plenipotenziario per i Fasci all’estero, e organizzò in Italia la costituzione di numerose colonie
per i figli dei lavoratori italiani nel mondo. Nel 1936, all’inizio della guerra d’Etiopia, riunì tutti i volontari italiani che provenivano dall’estero in un unico reparti, dando vita alla famosa Legione Camicie nere Fasci italiani all’estero, inquadrata nella VI divisione Camicie nere al comando del generale Enrico Boscardi, che si ricoprì di gloria per la sua marcia a tappe forzate da Mogadiscio, dove era stata addestrate, a Dire Daua, conquistata sotto la guida di Parini stesso, allora Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Per l’impresa Parini ebbe una medaglia d’argento al valor militare e la legione fu chiamata tra gli addetti ai lavori Legione Parini. Parini fu il creatore delle famose mense comuni
Nel 1941 Parini fu nominato commissario per le Isole Jonie, carica che mantenne fino all’armistizio. Dopo l’8 settembre Parini rientrò avventurosamente in Italia, aderendo immediatamente alla neocostituita Repubblica Sociale. Nell’ottobre 1943 divenne podestà di Milano, città che amava moltissimo e per la quale fece grandi cose. Lanciò una sottoscrizione per riempire le ormai vuote casse comunali, nota come prestito Parini “Città di
Milano”, sottoscrizione che ebbe un grandissimo successo nonostante il Clnai tentasse di boicottarlo in tutti i modi, anche propalando menzogne come quella che il prestito non sarebbe mai stato riconosciuto. Invece lo fu, anche dopo la caduta del fascismo. Nel 1944, insieme al federale meneghino Vincenzo Costa creò dieci grandi refettori popolari denominati mense comuni, coi quali si servivano oltre 50mila pasti caldi al giorno. Nello stesso periodo Parini nascose nel palazzo della Prefettura un gruppo di ebrei facenti capo all’avvocato Del Vecchio, e si dichiarò contrario alle rappresaglie tedesche per gli attentati terroristi commessi dai partigiani. Al processo contro Parini, lo stesso avvocato Del Vecchio testimoniò che aveva avuta salva la vita per merito di Parini, ma questo non impedì al tribune popolare di condannarlo a
12 anni di reclusione. Anche Riccardo Lombardi, membro del Clnai, testimoniò in favore di Parini, ma senza esito. Scarcerato in seguito all’amnistia Togliatti, riparò in America Latina, e nonostante questo subì in contumacia un nuovo processo e una nuova condanna a tre anni, poi condonati. Dopo aver lavorato alcuni anni in Brasile, nel 1956 rientrò in Italia divenendo appunto consigliere del Msi a Milano. Abbandonata la politica, si trasferì in Grecia con la moglie, pur ritornando spesso nella sua città natale. Ha lasciato alcuni scritti: L’altipiano di Asiago: il terreno, i ricordi della guerra 1915-1918, Roma 1931 e, a sua cura, Le regioni d’Italia: alla gioventù italiana all’estero, Novara 1932; inoltre Gli italiani nel mondo, Milano 1935; Augusto. Le più belle pagine della letteratura latina ad uso delle scuole e delle persone colte, Roma 1938. Adriano Grande ha scritto sulla sua impresa africana per la Vallecchi il libro La Legione Parini





Il comandante Piero Parini insieme ad altri ufficiali della milizia

Mussolini, Piero Parini, e un folto gruppo di autorità attraversano il campo Parioli occupato dall'accampamento dei figli degli italiani residenti all'estero


Mussolini e Piero Parini sulla scaletta di un podio in mezzo a una folla di avanguardisti del campeggio dei figli degli italiani residenti all'estero al campo Parioli


 Ciano e Piero Parini escono dalla tenda del Comando del Campo Mussolini di Montesacro


Mussolini, accompagnato da Piero Parini, visita il campeggio dei figli degli italiani residenti all'estero al campo Parioli